Mario Venuti: “Così spoglierò le mie canzoni” (La Sicilia 27.02.13)

E’ tradizione, dopo le date con la band, tornare da solo sul palco. Mi piace, è la riscoperta dell’essenza originaria. Sono concerti informali, senza scaletta, “parlati”, improvvisati.

E’ disorientato Mario Venuti dal responso delle urne elettorali. «Sono sconcertato da tutti questi populismi, comici, nani e ballerini. Sembra un circo, un Barnum», ride amaramente. Come Bruce Springsteen per Barack Obama, nella campagna elettorale l’artista siciliano aveva messo la sua chitarra e le sue canzoni a disposizione dei leader del Pd, accompagnando Pierluigi Bersani e Matteo Renzi nel tour siciliano, e «francamente mi aspettavo che i democratici vincessero con più margine, invece è risicatissimo lo scarto».
E, come gran parte dell’Italia, è rimasto stupefatto per la rimonta di Silvio Berlusconi. «Vuol dire che gli italiani hanno la memoria corta, ma probabilmente è la conseguenza delle misure dure del governo Monti che hanno fatto rimpiangere a molti Berlusconi – ragiona – C’era molta gente che commentava: “Quando c’era Berlusconi almeno si lavorava”. Il Pd ha scontato gli errori di Monti».

Non è solo la situazione politica italiana a preoccupare Mario Venuti. “L’ultimo romantico” che insegue ostinatamente la bellezza non sembra rintracciarla in questo mondo in cui il materialismo e il denaro prevalgono su altri interessi.

«Il Festival di Sanremo ha confermato che la televisione è scollata dalla musica, non ci sono state proposte interessanti, divertente lo show, ma di canzoni poche – dice – Dominano i talent, bravi, professionali, intonati, quasi “tarati” a stare sul palco, ma sono volti televisivi, voci, invece c’è bisogno di idee.
Con tutto il rispetto, penso poi che Roberto Vecchioni e Piero Pelù si potessero risparmiare di partecipare a dei talent show (“Amici” per il primo, “The Voice” per il secondo, ndr). Si fa per denaro, per vanità, non certo per motivazioni artistiche. Sono istrioni come Morgan, Elio, Pelù… E’ un modo di pensare corrente, ma non voglio fare lo snob…
Per fortuna, però, la musica riesce spesso a trovarsi un suo spazio e a farsi capire. Vedi il successo dei Baustelle con un progetto ambizioso o Mannarino che riempie i teatri senza passare per le radio. Il pubblico c’è e va a scovare quel che c’è di buono in giro. L’importante è cercare di fare belle cose, poi troveranno la loro strada: questa è stata sempre la mia filosofia».

Come la carriera di Mario Venuti, a rilascio lento. Le sue canzoni, i suoi album, sono stati apprezzati gradualmente dal pubblico. Canzoni senza tempo, che ancora oggi risuonano moderne e attuali, mantenendo una forte personalità e originalità nell’era del downloading e dello streaming che confondono e disperdono tutto. Canzoni che da domani, al Ma di Catania, l’artista siciliano comincerà a spogliare, per presentarle «nude, orgogliose della loro natura, come una donna nell’intimità. Nell’esuberanza delle armonie, nei sospiri più intimi dell’anima, nella purezza della parola, nella vita che sta nella voce».
Solo sul palco, in compagnia semplicemente di una chitarra e di un piano, l’ex Denovo ripercorrerà “a braccio” la sua carriera lunga sette album.

«E’ tradizione, dopo le date con la band, tornare da solo sul palco – spiega – Mi piace, è la riscoperta dell’essenza originaria. Sono concerti informali, senza scaletta, improvvisati, canzoni a richiesta nel limite del possibile. Momenti in cui riprendo brani che con la band non ho potuto eseguire, come Là ci darem la mano. Non c’è nulla di preparato e dialogo molto con il pubblico».

L’ultimo romantico solo tour, che proseguirà venerdì 1 marzo ai Candelai di Palermo e l’indomani al Centro multiculturale Officina di Messina, per poi risalire la penisola e raggiungere il Blue Note di Milano in aprile, metterà in pausa due nuove “grandi imprese” nelle quali si sta avventurando Mario Venuti.

«E’ una fase molto creativa per me – racconta – Sto scrivendo parecchio e con Francesco Bianconi dei Baustelle e Kaballà abbiamo composto nuove canzoni per un progetto corale: le cantiamo noi, ma anche altri. Con il regista Guglielmo Ferro, invece, sto dando sfogo alla mia passione per l’opera: stiamo rielaborando “Il ratto di Lucrezia” di Shakespeare, che io ho ribattezzato “Stupro”: cimentarmi come compositore mi stimola».

(Giuseppe Attardi, La Sicilia, Mercoledì 27 Febbraio 2013, Spettacoli)

Resta aggiornato con le date consultando il calendario dei concerti di Mario Venuti.

Scarica l’articolo in formato PDF: Mario Venuti intervista la sicilia – 27 feb 2013 – Mario Venuti box la sicilia – 27 feb 2013

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