Mario, l’ultimo romantico

Da palermo24h.com
Mercoledì, 16 Maggio 2012 09:54
Scritto da  Roberto Ciulla 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’artista siciliano durante la presentazione del suo ultimo album a Palermo e ci ha raccontato cosa è per lui il romanticismo.
Si intitola L’ultimo romantico il nuovo album di Mario Venuti, uscito lo scorso 8 maggio, contiene 12 tracce, ed è stato presentato alla Mondadori Multicenter. Il cantautore siciliano ha eseguito sette brani di questo ultimo suo lavoro discografico, un disco rivoluzionario ma con temi molto sentiti nel nostro Paese, dimostrando ancora una volta grandi capacità autorali e versatilità musicale.
Tra i pezzi ascoltati durante l’esibizione Dna, Gaudeamus, che tratta del mito della giovinezza e le sue complicazioni, alle donne oggetto del bunga bunga in Fammi il piacere, alla melodica Quello che ci manca, alla crudeltà economica di Rasoi.
Una grande sorpresa poi con “Super Mario”: all’interno del disco si trova un biglietto di invito al party, che l’artista terrà a Roma per incontrare tutti i fan e presentare ancora una volta i brani de L’ultimo romantico.
L’abbiamo intervistato per voi.

Finalmente ritorni dopo 3 anni da “Recidivo” con questo nuovo lavoro : generalmente i tuoi intervalli di tempo tra un disco e l’altro sono stati di un anno, come mai ci hai messo così tanto questa volta?

Considera che “Recidivo” è uscito alla fine del 2009, comunque io già a Pasqua del 2010 avevo tutte le canzoni pronte, poi diciamo che i tempi di attesa sono stati dovuti soprattutto alla fase di produzione per aspettare il produttore, quindi sono stati tempi tecnici. Il mio ritmo creativo devo dire è abbastanza costante, quindi potrei fare sicuramente un disco ogni due anni, per motivi tecnici quindi a volte si rimanda un po’.

L’album si intitola “L’ultimo romantico”, pensi che il romanticismo sia poco presente nella società di oggi e come mai hai scelto questo titolo?

Sicuramente romantico non è da intendersi per sentimentale perché ultimamente la parola romantico la si è fatta divenire sinonimo di questo, ma romantico significa altro, è uno slancio di ideali, di passioni, uno slancio verso l’infinito, verso il sogno, verso la follia. I veri romantici insomma erano ben altro rispetto ai sentimentaloni che si vuol credere oggi. Il romanticismo è uno slancio di ideali di cui, oggi, credo, abbiamo bisogno perché viviamo in tempi troppo freddi, numerici, troppo presi da andamenti di borsa, spread… per carità la crisi morde, fa soffrire tante persone, tante famiglie, però credo che avremmo bisogno di recuperare anche altri valori più alti che abbiamo un po’ trascurato.

In qualche modo sempre di romanticismo si parla, ma in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Vanity Fair hai dichiarato di essere infedele per natura e di avere spesso incontri di una notte e via: questo modo di vivere i rapporti sentimentali richiama molto alla trasgressione e poco al romanticismo, non credi?

Il romanticismo lo ripeto, non ha nulla a che vedere con quei “praticoni” che si mettono con chiunque pur di non rimanere soli. Essere romantici significa anche farsi prendere dalle passioni del momento e vivere la vita per quello che ti porta, avere slanci passionali. Il romanticismo e la fedeltà sono due cose che si tendono a far coincidere ma non significano niente, non sono necessariamente coincidenti, anzi il vero romantico è quello che si lascia trasportare dalla vita, quindi non sono quei “praticoni” che si accontentano di quello che trovano.

L’album contiene 12 tracce, sei solo tu l’autore o ti sei avvalso anche della collaborazione di qualcuno? Qual è il pezzo a cui sei più legato?

Come sempre collaboro con Kabbalà, ma ci sono due canzoni che ho scritto interamente io. Alla fine è come negli altri dischi la collaborazione con Kabbalà continua perché siamo molto amici, ci troviamo bene, lui mi conosce bene, mi aiuta a sviluppare anche le mie idee, le mie intuizioni e ad allargare gli orizzonti della mia creatività. Sicuramente il primo singolo estratto “Quello che ci manca”, è una canzone per me speciale, particolare, quindi ci sono molto legato.

Hai dichiarato la tua omosessualità ormai da un po’ di anni, quando molti artisti preferiscono celarla, pensi che oggi il coming out possa ancora stroncare una carriera, come successe al compianto Umberto Bindi?

Per fortuna i tempi sono cambiati, sono maturi. Ormai non fa più impressione a nessuno e quindi chi ha voglia di farlo lo faccia, penso che i tempi siano veramente cambiati anche se in Italia facciamo un po’ più fatica, abbiamo il Papa, ma ormai sono tutt’altri tempi rispetto al povero Bindi, che è stato totalmente radiato e ha sofferto l’esclusione totale nonostante fosse un grandissimo autore. Io canto spesso le canzoni di Bindi perché mi piacciono molto.

Ti vedremo in concerto da qualche parte quest’estate ?

Si cominceremo a fare dei concerti da luglio, saremo in giro durante l’estate e poi ci saranno delle appendici autunnali anche con dei piccoli cambiamenti e delle variazioni, autunnali appunto; www.mariovenuti.com è il modo migliore per avere notizie sulla mia attività.

 

 

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