Intervista a Mario Venuti: “l’ultimo romantico” che ci racconta i trent’anni di carriera, l’amore e… Kaballà

Venerdì 21 Settembre 2012

Nel backstage dell’Arteria Festival, che si è tenuto nel lungomare di Erice, dal 10 al 12 agosto, “Marsala c’è” ha incontrato Mario Venuti.  Oltre al cantautore catanese, tanti altri musicisti, da Mauro Ermanno Giovanardi a Marina Rei, da Diego Mancino a Erica Mou e tanti altri. Dopo il soundcheck, Venuti ci accoglie nel suo stand.

Partiamo dal tuo ultimo singolo “Fammi il piacere”, che prosegue il discorso intrapreso da Carmen Consoli e Franco Battiato, restando a Catania, sulla vicenda “escort” a villa Certosa.

“Ah, vero, non ci avevo pensato, anche loro hanno fatto un brano così. Evidentemente negli ultimi tempi la mercificazione del corpo femminile in tutte le sue forme è lampante e questo non può che ispirare e scatenare reazioni, musica, canzoni”.

Un’accusa alla politica attuale sotto forma di sberleffo, tra l’altro il brano è fresco, una hit perfetta, in tal senso ricorda “Veramente”. “Dici?

Direi di si e possiamo dire anche che è uno sberleffo alla politica attuale”.

Tornando agli inizi della tua carriera e a Francesco Virlinzi, il tuo discografico, morto prematuramente nel novembre del 2000, che ha catalizzato la scena musicale catanese ma che ha avuto un eco davvero notevole in termini di qualità assoluta. E’ impossibile oggi ripetere un’esperienza del genere?

“E’ stato un periodo felice dove si sono incastrate persone illuminanti, artisti ispirati, sicuramente un momento favorevole artisticamente, momento che oggi non esiste più, sembra quasi che oggi fare musica significhi fare volontariato! I cd per le nuove generazioni, sono come i grammofoni per noi. Per non parlare degli ultimi negozi di dischi rimasti. Una volta il negoziante non era solo un venditore, ma era anche e soprattutto un appassionato, un conoscitore. Oggi a Catania sono rimasti 2 i negozi di dischi. Uno di questi fondò anche un’etichetta. Oggi sono quasi scomparsi”.

Quest’anno hai fatto 30 anni di carriera, considerando l’esordio coi Denovo?

“E si, perchè nel 1980 ho partecipato al festival di Bologna, il primo disco è stato pubblicato nell’84 ma il debutto ufficiale dei Denovo è stato nell’82”.

Sembra che tu sia sempre alla ricerca della canzone pop perfetta, non per niente spesso i Denovo venivano accostati ai Beatles.

“Si e continuo a farlo in una forma che continua da sé. Cerco di trovare un nuovo linguaggio. Il periodo brasiliano è stato davvero felice e prolifico per me. Adesso c’è la voglia di riscoprire la scia europea della musica, del resto la musica è un giocattolo con cui puoi sbizzarrirti”.

C’è un brano a cui sei più legato?

“Credo che “Fortuna” sia la canzone che mi rappresenti meglio e che condensa tutto il mio vissuto”.

Tornando ad oggi, il romanticismo può essere l’antidoto contro le brutture del mondo?

“Il romanticismo quello puro, quello originario… sono partito da Donizetti e i personaggi mossi in un circolo in cui vi è l’idea “dell’elisir d’amor”, mi è sembrato che fosse insito nella natura umana. Mi riferisco all’amore che si è conquistato, al romanticismo vero, un motore di passioni, è un desiderio, come dicevano gli antichi latini, un desidero che muove il mondo”.

E per quanto riguarda la frase cardine dell’album: “Io credo che l’amore non è quel che abbiamo ma quello che ci manca”?

“E’ nella natura umana non accontentarsi mai e quando si raggiunge un risultato, l’appagamento è dietro l’angolo e quindi è l’uomo stesso ad andare oltre cercando appunto quello che ancora gli manca”.

Hai collaborato con moltissimi artisti, c’è ancora qualcuno con cui vorresti collaborare?

“Penso che tutti gli autori desidererebbero scrivere una canzone per la grande Mina. Anni fa lei voleva cantare “Fortuna”, ma poi per una serie di cose, per la tonalità particolare, non è stata mai inserita tra i suoi brani”.

Una piccola curiosità, nel disco c’è una dedica a Pino Donaggio, raccontaci.

“La dedica della canzone “L’ultimo romantico” è a Donaggio perchè lui scrisse negli anni ’70, una canzone che si intitolava proprio “L’ultimo romantico”. Siccome spesso molti autori fanno citazioni colte, io ho fatto citazioni “basse”, più trash, anche se non è il termine più adatto nel caso di Donaggio, ma diciamo che ho voluto fare una citazione attingendo dalla cultura popolare”.

Parliamo del tuo sodalizio con il paroliere e musicista Kaballà, che dura da tanto tempo.

“Kaballà lo conosco da tantissimi anni. E’ innanzitutto un cantautore che ha avuto ed ha tuttora un ruolo importante sia per me che per la scena catanese, è un deus ex machina, grande amico di Virlinzi. Quando Virlinzi andava a registrare a Milano, la casa di via Mantova di Kaballà, era il suo quartier generale. Con Kaballà abbiamo firmato vari brani, anche molto intimi come “La virtù dei limoni” o “Echi d’infinito” di Antonella Ruggeri. Devo dire che ci siamo divertiti molto. Kaballà ha sempre scritto per me, è naturale che lo facesse anche nell’ultimo album. Mi conosce da così tanto che non ci sono filtri tra noi. Le canzoni nascono in modo semplice, spontaneo, appunti e chitarre. Io gli racconto cose mie e lui le capta perfettamente, in primis perchè c’è sintonia e conoscenza profonda, è un grande scambio empatico e poi lui è molto bravo a trovare sempre la chiave di lettura giusta”.

 

Claudia Marchetti – fonte Marsalace.it