DISTORSIONI.NET: recensione de “IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE”

distorsioni mario venuti

[distorsioni.net – 25 settembre 2014 – Maurizio Galasso]

Mario Venuti
IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE

Traccia 1: Il tramonto. Traccia 11: L’ Alba. Un concept album? Molto di più. Appunti letterari e sonori di un osservatore del nostro tempo. L’ex Denovo (gloriosi!) Mario Venuti esplora gli inferi della nostra vita quotidiana e prende nota. “L’ultimo romantico”, due anni dopo, indossa una caleidoscopica armatura sonica e con esploratori dell’animo umano e delle umane miserie quali Francesco Bianconi e Kaballà ci racconta l’orrore che ci circonda, ci penetra, si rende parte di noi da Quarto Oggiaro a Scampia, allo ZEN.
Le crepuscolari quanto ammalianti visioni di perle quali Veramente o Crudele sono lontane. Non il grande talento compositivo ed espressivo di uno dei migliori sogwriters italiani degli ultimi trent’anni. I migliori Beatles, il miglior Battiato, l’amato Caetano Veloso attraversano ognuna di queste stupende undici tracce. “Ogni impero si conclude senza rulli di tamburi, solo ruberie e volgarità”: Il tramonto vede trasmigrare Venuti in Battiato per fondersi in un “Uno” originale al pari della superba Ite Missa Est. Pop-rock anni ottanta rinato con nuova trascinante energia nel ventunesimo secolo con il contributo magistrale del coro polifonico Doulce Memorie.
Ma “Il tramonto dell’occidente” è destinato a sorprendere fino alla fine. I capolavori di Beethoven, condivisa con Franco Battiato, commuove con il disegno armonico del pianoforte e la struggente e limpida sezione d’archi senza, peraltro, risultare avulsa dal contesto.

Domanda fondamentale:“perchè chi cerca verità la ordina in un bar?”; Perchè va oltre: frammenti di esperienze sonore fra Ligeti e “Revolver”. Perchè non ha la presunzione di offrire risposte, ma dà modo di pensare, e di questi tempi non è poco.
Notevole il singolo Ventre della città: Pasolini nel testo, Denovo e Baustelle nella musica. Ma è da Passau a Cannalora che Venuti e Bianconi sorprendono con un brano beatlesiano nell’anima e siciliano nel testo. Ancora una splendida fusione di intenti e ispirazione.
Un discorso a parte merita Arabian Boys: ancora i Beatles, ancora fortunatamente questi Beatles; Tomorrow never knows – un pezzo che fra trent’anni di certo farà dire a chi lo ascolterà “è avanti di trent’anni” – rinasce, cresce e si esalta in questo brano.
Tutto appare: la bellissima voce di Alice (che a nostro avviso avrebbe meritato molto di più nella sua carriera) ci accarezza ruvida e sensuale come da tempo non si sentiva (“niente esiste tutto appare”).
Wilco sarebbero felici della loro Ashes of american flags  qui ribattezzata e ridipinta magistralmente come Ciao american dream.
L’antico mito del tesoro di Disisa (spiriti giocano a carte, a dadi o altro seduti su un tesoro immenso) è la storia esoterica raccontata ne Il banco di Disisa: tutti possono entrare nella grotta, ma nessuno ne potrà uscire, mai. Uno dei pezzi più belli del disco.
Cosi come la conclusiva L’Alba con il contributo dell’ottimo Nicolò Carnesi. E’ rock, è pop, è la perfetta chiusa di quello che di certo è il miglior album di Mario Venuti, e uno dei dischi più emozionanti ascoltati negli ultimi cinque anni in Italia.

Voto: 8/10
Maurizio Galasso

[distorsioni.net – 25 settembre 2014 – Maurizio Galasso]

One thought on “DISTORSIONI.NET: recensione de “IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE”

  1. Mi dispiace notare nemmeno una parola niente della collaborazione di Giusy Ferreri nella superba Ite missa est perché eppure da forza a tutta la canzone pur se relegata quasi al ruolo di corista Rassegatevi gli snobbano ormai sono out

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